Ricorso al TAR del Lazio

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L’originaria deliberazione del Consiglio Comunale n. 14/2010 prescriveva entro il 31 dicembre 2012 la ultimazione dei lavori di attrezzaggio del Parco Tor Marancia, a carico dei costruttori che hanno visto i propri diritti edificatori insistenti su quell’area (220.000 mc totali) trasferiti nell’area di Grottaperfetta (in cui già era prevista un’edificazione pari a 180.000 mc). Tale decisione trovava ragione nell’interesse pubblico sotteso all’acquisizione da parte del Comune delle aree facenti parte dell’ex Comprensorio Tor Marancia, acquisizione finalizzata all’inserimento delle stesse nel Parco
Regionale dell’Appia Antica e al loro attrezzaggio a parco pubblico, a carico dei costruttori privati.
La successiva deliberazione del Consiglio Comunale n. 70 del 2011, approvata al fine di «adottare temporanee misure anticrisi in grado di rimettere in moto il sistema economico», condizionava il rilascio del 40% dell’edificazione privata al mero inizio dei lavori di realizzazione del parco stesso, senza precisare quali fossero i termini di ultimazione. Si aggiunga, peraltro, che non viene fornita alcuna indicazione circa la modalità con cui sarà calcolato e il superamento del detto limite del 40% dei lavori di edificazione privata
Le modalità attuative introdotte dalla seconda delibera rendono impossibile garantire che il Parco Tor Marancia venga attrezzato e reso fruibile al pubblico in tempi certi, in quanto si prescrive un diverso regime di attuazione che non consente il coordinamento e la contestualizzazione dell’intervento di attrezzaggio.
Tutto questo pare ridimensionare fortemente i vantaggi per la comunità locale interessata dall’edificazione privata, che non potrà compensare gli svantaggi – derivanti dalla costruzione di 400.000 mc e dall’insediamento stimato di 4760 nuovi abitanti – con la possibilità di godere di un parco pubblico attrezzato, in spregio, quindi, del perseguimento dell’interesse pubblico cui dovrebbe costantemente essere volta l’azione amministrativa. Si assiste a una incomprensibile
retrocessione dell’interesse pubblico rispetto a quello privato, del tutto sprovvista di alcuna motivazione da parte della pubblica amministrazione, con violazione quindi dell’obbligo su di essa gravante di offrire congrua motivazione in ordine agli obiettivi di interesse generale che intende perseguire in sede di pianificazione territoriale.
In secondo luogo le previsioni introdotte dalla delibera 70/2011 si pongono in netto contrasto con le disposizioni contenute nell’Accordo di Programma del 2010 relativo al Programma di Trasformazione Urbanistica (PTU) “Grottaperfetta”, atto di cruciale importanza nella definizione delle scelte urbanistiche e che sopraggiunge all’esito di un complesso procedimento di concertazione che coinvolge diversi enti pubblici.
Inoltre, è stata rilevata la sussistenza di ulteriori modifiche e varianti apportate al PTU, le quali non sono state adottate secondo le procedure indicate come tassative nell’Accordo di Programma.
Si è inoltre impugnato il provvedimento della Regione Lazio del 2004 con cui è stata illegittimamente esclusa la necessità di svolgere una completa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) – procedura finalizzata a  tutelare la salute umana, contribuendo a preservare la qualità della vita attraverso il controllo dell’intervento umano sull’ambiente – con riferimento all’intervento edilizio “Grottaperfetta”. Quest’ultimo, ad ogni evidenza, avrebbe dovuto invece esser sottoposto a VIA, in ragione delle sue caratteristiche, dimensioni (sia spaziali che di stimato insediamento abitativo futuro) e localizzazione. Con riferimento all’impatto sulla viabilità, peraltro, nello stesso provvedimento regionale si dava conto della circostanza che «il flusso atteso costituirà un incremento estremamente consistente rispetto alla situazione attuale, con un impatto non indifferente sul sistema della mobilità», con incrementi da 4 a 8 volte superiori ai flussi di riferimento ex ante. Si aggiunga, per inciso, che queste stime risalgono al 2002-2003, quindi
risultano sottodimensionate rispetto alla situazione attuale, caratterizzata da un ulteriore incremento del traffico, dovuto alla urbanizzazione medio tempore sopravvenuta nel quadrante. Lo stesso provvedimento regionale che ha escluso la VIA, ha dichiarato che «l’area sede del progetto non è interessata da alcun vincolo», risultando però contraddetta dal successivo parere dell’Area Urbanistica e Beni Paesaggistici del 2009 ove di rileva che «l’area risulta interessata dai seguenti beni paesaggistici: vincoli ricognitivi di legge ecc…». Inoltre nell’area di intervento è presente il Fosso delle Tre Fontane, tutelato ai sensi del codice dei beni culturali e della normativa regionale di riferimento, ma anch’esso (come il relativo vincolo) è stato ignorato dal provvedimento di esclusione di VIA.
Tale verifica di assoggettabilità a VIA, del 2004, non è stata rinnovata nemmeno a seguito dei rinvenimenti avvenuti nel 2009 di rilevanti beni archeologici nell’area, di cui si può prendere visione in altra sezione di questo sito, pertanto quel provvedimento si basa su dati obsoleti e parziali, presentando evidenti carenze istruttorie.
Queste carenze vengono in evidenza anche alla luce delle svariate modifiche apportate successivamente al progetto, le quali non sono mai state oggetto di verifica ai fini dei possibili impatti ambientali, in quanto l’Area VIA della Regione, nel 2009, si limitava a confermare il parere espresso nel 2004 senza procedere a una nuova istruttoria tesa a verificare gli aspetti critici del nuovo progetto.
Il procedimento e il provvedimento di approvazione del PTU in questione, inoltre, risultano essere illegittimi, in quanto inficiati dalla mancata acquisizione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Ai sensi dell’art. 11, comma 5, del d.lgs. 152/2006, «la VAS costituisce, per i piani e programmi a cui si applicano le disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge». Tale omissione, per giunta, costituisce una violazione anche della direttiva europea 2001/42, che disciplina la materia.
Infine, l’amministrazione comunale è venuta meno all’impegno, assunto con il “Regolamento di partecipazione dei cittadini alla trasformazione urbana” (2006), di assicurare la partecipazione dei cittadini mediante un procedimento decisionale inclusivo delle istanze di cui si fa portatrice la cittadinanza, in questo modo violando altresì l’art. 1 della l. 241/1990.

Ad oggi il ricorso risulta depositato presso il Tar Lazio, ma non è ancora stata fissata una data d’udienza.

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One Response to “ Ricorso al TAR del Lazio”

  1. Il misterioso caso del sequestro di Tor Marancia | carteinregola

    [...] sono”atterrati”  400.000 mc e con un insediamento stimato di 4760 nuovi abitanti(> vai alla pagina con le motivazioni del ricorso l TAR del Comitato Stop.- I 60) -  che  sono state  l’infausto inizio della moltiplicazione esponenziale del cemento [...]