I-60: Perché No

I-60 Render

Chi e cosa.

L’I-60 (Intervento urbanistico n.60) è un progetto edilizio inserito nel vecchio Piano Regolatore generale di Roma, datato 1962. E’ il documento di programmazione urbanistica che prevedeva la realizzazione di 180 mila metri cubi di edilizia residenziale nella zona di Grottaperfetta, area compresa tra l’omonima via, via Berto e via Ballarin. Occorre precisare che questa cubatura era prevista in una periferia allora quasi completamente disabitata.

Gestiscono il progetto i proprietari terrieri, che hanno costituito il “Consorzio Grottaperfetta”, associazione di costruttori la cui maggioranza delle azioni è in mano al gruppo “Pietro Mezzaroma e figli“, seguita poi da un altro importante gruppo denominato AIC, Associazione Italiana Casa appartenente alla lega delle Cooperative. Ci sono inoltre altri soci minori e l’architetto progettista è Siro Cinti, professionista che ha collaborato con la giunta Veltroni nella stesura del nuovo Piano regolatore di Roma del 2008 (di cui parleremo in seguito).

Tutto ha inizio con la mancata realizzazione di un precedente progetto edilizio nella Tenuta di Tor Marancia (oggi Parco dell’Appia Antica), per opposizione dei cittadini, forze politiche e sociali nei primi anni Novanta. Questo “imprevisto” ha fatto sì che i costruttori ottenessero dal comune di Roma, i virtù del cosidetto “piano delle certezze” nel 2003, un premio di cubatura – le cosiddette compensazioni - che ha consentito di realizzare in tutta Roma ciò che non era stato possibile a Tor Marancia.

Così, anche l’area di fronte al parco in oggetto, che è quella che ci riguarda direttamente, ha visto catapultati su di essa altri 220 mila metri cubi come premio di cubatura, che, insieme ai 180 mila del Prg menzionato, vanno a costituire i 400 mila metri cubi di cemento residenziale, commerciale e turistico che costituisce il progetto I-60. Non vi è alcuna correlazione quindi tra le specifiche del progetto e la realtà del territorio, è solo un grottesco “travaso” di cemento da un terreno a un altro. L’area inoltre in questione serba ritrovamenti archeologici di pregio, che sono la nostra storia e la nostra memoria e che riteniamo potrebbero, se salvaguardati e rivalutati, costituire motivo di interesse turistico e sbocco professionale per migliaia di giovani impiegati in un possibile parco archeologico di periferia.

reperti archeologici e i-60

Mobilità e salute.

Riteniamo che il progetto non sia compatibile con le condizioni ambientali, di mobilità e di vivibilità del quartiere: i mezzi pubblici stradali sono già ora insufficienti, non abbiamo una rete di mezzi pubblici su ferro, le strade esistenti sono già al limite della loro capacità. Paradossalmente, se si considera quanto detto, non sono state fatte a loro tempo le necessarie valutazioni di impatto ambientale e sperimentazioni sul traffico, considerato che i nuovi residenti porterebbero nel quartiere 4-5000 veicoli al giorno. Questo incremento di mezzi su gomma porterebbe a un aumento delle polveri sottili con conseguente aumento delle malattie da smog: asma, malattie respiratorie croniche, ictus ed infarto.
Come se ciò non bastasse la nuova tangenziale, la cui costruzione sarebbe complementare al progetto, peggiorerà ulteriormente questo quadro: aumenterà l’afflusso di traffico pendolare che da fuori Roma si dirigerà verso il centro con circa 30.000 nuovi veicoli al giorno, che andranno quindi a sommarsi con il traffico dei residenti. Ovviamente il problema inverso si presenterà nelle ore serali, con il deflusso di traffico dal centro alle periferie.
Decentralizzare sempre più la popolazione romana in nuove periferie richiede inoltre nuovi costi per la collettività, tra cui le nuove infrastrutture di trasporto che “dovrebbero” essere realizzate, senza parlare dell’ampliamento della rete idrica, elettrica, gas e fognaria. Pensare di avere una parziale soluzione al problema della crisi assaltando ogni forma di risorsa naturale presente a Roma (e non solo) non è controproducente solo in termini di salute e ambiente, ma assolutamente deleterio in termini economici (si veda il caso della Spagna).

Roma e l’emergenza casa.

Roma è piena di alloggi vuoti: 250,000 appartamenti sfitti secondo l’ultimo censimento di Lega Ambiente. Riteniamo delittuoso consumare altro suolo per operazioni puramente speculative. Gli immobili del progetto I-60 inoltre non saranno alloggi popolari ma appartamenti ultra-signorili, che non mirano certo a quella fascia di popolazione romana oggi sotto sfratto.

manifesto affitti roma

3 Responses to “ I-60: Perché No”

  1. francesca marzio

    Come candidata di SEL nell’ VIII (ex XI ) e come residente in via B.Gozzoli mi sta molto a cuore questa questione, che seguo da un pò. E’ uno scempio che va evitato assolutamente. Se vogliamo incontrarci sono disponibile. Sulla mia pag. Facebook è visibile una mia presentazione / programma.
    Cordiali saluti
    francesca marzio

  2. Luca Fontana

    Da sempre, come circolo Che Guevara del Partito della Rifondazione Comunista, ci siamo battuti al fianco del Comitato Stop I-60. Quando volete sono a disposizione per un confronto e per la compilazione del questionario.

    Luca Fontana – candidato Presidente dell’8 (ex 11) Municipio per le liste Rifondazione Comunista/Sinistra per Roma e Repubblica Romana

  3. Pietro Cannata

    ho casa nel quartiere cosiddetto “cecchignoletta”, isolato dal quartiere “prato smeraldo”, e accessibile da via della cecchignola con la via Kobler. Un quartiere non certo di lusso ma tranquillo ed abitato da persona per bene (come il resto della città). La costruenda tangenziale passerebbe proprio dalla via Kobler e sarebbe una vera jattura per il popolare comprensorio della torre della cecchignola. Tutti noi romani ricordiamo ed abbiamo presente la tangenziale ed i danni arrecati al quartiere San Lorenzo con la strada passante a pochi metri dalle case. Ancora oggi a distanza di molti anni la strada sfiora gli appartamenti delle case e dai balconi delle case è possibile scendere in strada. Questo scempio è stato immortalato nei film comici di Fracchia. La sventurata popolazione di San Lorenzo, dopo aver subìto il terribile bombardamento del 1944 deve ancora subire le angherie dei soliti amministratori pubblici (un pugno di mascalzoni che bisognava eliminare alla fine della guerra e che sono “ricicciati” come le male erbe). Ma è possibile che negli anni duemila dobbiamo ancora assistere al massacro della nostra meravigliosa città, della natura circostante e
    della pacifica gente che ci vive???